Cantine Menti

La spontaneità in un calice di vino

Stefano Menti è l’esempio perfetto della spontaneità. Parlare con lui è un po’ come ritrovarsi fra vecchi amici al bar. Sarà l’accento veneto, sarà la sua affabilità, ma sembra proprio di stare in famiglia. Un uomo che è stato catapultato nel mondo del vino un po’ per caso e un po’ per sentimenti che lo legavano alla famiglia, ma che ora non ha più dubbi sul suo futuro.

La Cantina Menti ne ha passate tante nel corso della sua storia. Vicende travagliate e storie di dissidi familiari, ma come tutte le favole, c’è sempre un lieto fine. In questo caso è Stefano il valoroso cavaliere che sale in sella al suo destriero per salvare l’azienda. Lascia il suo lavoro, torna i Italia e prende le redini della cantina. E pensare che il vino neanche gli piaceva. Ma le persone cambiano, crescono, e lui ne è il perfetto esempio. 

“La Cantina Menti attira i curiosi non solo per la spiccata personalità di Stefano, ma anche per le tradizionali tecniche utilizzate per la produzione del vino.”

Siamo tra le province di Vicenza e Verona, dove un numero esiguo di aziende utilizza questo antico metodo di appassimento. I grappoli di Garganega, l’uva tipica della zona, vengono appesi e fissati al soffitto (picai). Questa tecnica consente in primo luogo di salvaguardare i grappoli dall’umidità del terreno e da possibili visitatori esterni, come piccoli roditori. Ma, come spiega Stefano, per garantire una selezione gravitazionale. La marcescenza difettosa cade a terra naturalmente, lasciando ad appassire solo i grappoli sani. In cantina si utilizzano un appassimento completamente naturale, senza controllo di umidità e temperatura con strumenti esterni. Il tutto a rimarcare l’idea di viticoltura biologica e biodinamica.

Il risultato? Due vini unici: il Passito Albina e il Passito Vin de Granaro. Un affinamento in barrique di rovere francese vecchio di 12 mesi per il primo e dai 6 ai 10 anni in caratelli di rovere per il secondo. Si sa, le storie più belle sono quelle che durano nel tempo, e nel caso della Cantina Menti è proprio così. Un amore così profondo da portarli all’uso esclusivo di tecniche biologiche. Nessuna concimazione, solo composti biodinamici e una raccolta che avviene esclusivamente a mano. 

“La storia di Stefano Menti è un esempio di indipendenza, ma non solo per se stesso. C’è una storia curiosa infatti che aleggia attorno alla Cantina Menti: quella di Marco Barba e i Barba Boys, come li definisce lo stesso Stefano.”

Cosa lega questi due personaggi? Il rispetto per la natura, gli animali e la genuinità dei prodotti e delle lavorazioni annesse. Questi principi hanno fatto nascere un’amicizia che oggi è anche un legame lavorativo di collaborazione dove due identità diverse lavorano sotto lo stesso tetto. Condividendo l’amore per il proprio lavoro.

CONTRIBUTOR

Patrizia, born in 1992, graduated in Architecture at the Politecnico of Milano. I’ve always loved this world of stories, stories and construction techniques, but what really didn’t convince me was the idea of spending my life between subway trips, fixed schedules, patterns and habit. It was exactly in front of the possibility of having a permanent contract that I decided to leave for America. To do what, you may be wondering? To realize the first of my many dreams: being a cook. And here I am, writing stories of my travels, of the people I met during my transoceanic trips and handing down the recipes of the dishes I taste around the world.

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