Janno Lepik

Tallinn, la capitale della gastronomia estone

Una città multietnica dove la cucina locale convive con quella greca, indiana e messicana. Nella scalata al successo che il settore della ristorazione sta vivendo negli ultimi anni, qualcuno è riuscito a distinguersi e a spiccare: Janno Lepik. Tre ristoranti all’attivo e tante idee per la testa, ecco chi è questo eclettico personaggio.

“La cucina estone è tradizionalmente influenzata da quella degli stati che la circondano. Si possono vedere le contaminazioni danesi, polacche e russe in molti piatti locali.”

Fra gli alimenti tipici si trovano le aringhe, il maiale arrosto e il leib, il pane di segale scuro. È proprio questo prodotto a dare il nome al primo ristorante di Janno Lepik. Un nome che rispecchia gli intenti dello chef, ossia quelli di mantenere uno stretto rapporto con la tradizione gastronomica estone. Una cucina dove la semplicità fa rima con la qualità. Una cura ai dettagli e alle materie prime che Janno e il suo fedele amico e sommelier Kristjan Peäske ripongono in ogni piatto e in ogni calice. Leib è il ristorante dove è cresciuto, dove è diventato il grande chef che è tutt’ora.

Sono poche le regole a cui Janno Lepik si attiene, ma fra di esse non manca mai la scelta di prodotti a km 0. L suo obiettivo è quello di far scoprire le risorse locali, sostenendo al tempo stesso i piccoli agricoltori ed allevatori del posto. Ogni piatto è frutto di studi e prove e nemmeno l’abbinamento al vino perfetto è lasciato al caso. La passione per la cucina nasce osservando la madre, che quotidianamente si occupava di preparare deliziosi pasti a Janno. Un percorso segnato da quest’infanzia, tanto che intraprende la scuola professionale di cucina. Quello che però fa la differenza, lui stesso lo sostiene, è l’esperienza sul campo. La gavetta fatta a Londra è stata il suo più prezioso insegnante, prima di intraprendere la sua carriera da solista.

Un ritorno alle origini quello che Janno Lepik decide di mettere in atto nei suoi ristoranti.

“Un menù semplice, ma che racchiude al suo interno tutta la qualità locale, senza lavorazioni eccessive che possano stravolgere i sapori dei prodotti.”

Per lui essere chef non è un lavoro, ma uno stile di vita che si riflette nei suoi piatti. Le sue creazioni sono opere che lui stesso vorrebbe mangiare, perché il suo principio è quello di ricreare qualcosa che richiami la propria casa e la propria famiglia. Solo attraverso un viaggio nelle proprie origini è possibile arrivare a questo.

CONTRIBUTOR

Patrizia, born in 1992, graduated in Architecture at the Politecnico of Milano. I’ve always loved this world of stories, stories and construction techniques, but what really didn’t convince me was the idea of spending my life between subway trips, fixed schedules, patterns and habit. It was exactly in front of the possibility of having a permanent contract that I decided to leave for America. To do what, you may be wondering? To realize the first of my many dreams: being a cook. And here I am, writing stories of my travels, of the people I met during my transoceanic trips and handing down the recipes of the dishes I taste around the world.

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